venerdì 3 febbraio 2012

You Can't Fool Me: un mondo senza manicomi



Psichiatria Democratica (PD), E' NECESSARIO UN REGOLAMENTO ATTUATIVO PER CHIUDERE GLI OPG.
Per Emilio LUPO, Cesare BONDIOLI E Luigi ATTENASIO di Psichiatria Democratica (PD), il riconoscimento da parte del Senato che gli OPG vanno chiusi al più presto, è un fatto politico importante, anche se -ammoniscono i tre Dirigenti di PD - il processo di deistituzionalizzazione è soltanto all'inizio.
fonte: http://psichiatriademocratica.com
sulla pagina dell'Istituto Fernando Santi http://istitutosanti.org

giovedì 2 febbraio 2012

LUIGI GHIRRI – Project Prints Un’avventura del pensiero e dello sguardo


Caricato da  in data 11/mag/2010

Un’avventura del pensiero e dello sguardo. Il sottotitolo della mostra è un’espressione formulata da Ghirri stesso per definire la fotografia, una riflessione che egli introduce nel suo scritto L’opera aperta, 1984. Un testo fondamentale per comprendere la sua poetica, oggetto di una sua conferenza tenuta alla Sorbonne di Parigi. Il dattiloscritto originale è fra i documenti esposti in mostra.

La fotografia […] penso che sia un formidabile linguaggio visivo per poter incrementare questo desiderio di infinito che è in ognuno di noi. Come ho detto prima, una grande avventura del mondo del pensiero e dello sguardo, un grande giocattolo magico che riesce a coniugare miracolosamente la nostra adulta consapevolezza ed il fiabesco mondo dell’infanzia […]. Borges racconta di un pittore che volendo dipingere il mondo, comincia a fare quadri con laghi, monti, barche, animali, volti, oggetti. Alla fine della vita, mettendo insieme tutti questi quadri e disegni si accorge che questo immenso mosaico costituiva il suo volto. L’idea di partenza del mio progetto-opera fotografica può paragonarsi a questo racconto. L’intenzione cioè di trovare una cifra, una struttura per ogni singola immagine, ma che nell’insieme ne determini un’altra. Un sottile filo che leghi autobiografia ed esterno. (Luigi Ghirri, L’opera aperta, 1984)    [... continua]

Nell’ambito del progetto Le scatole viventi / The Living Boxes, a cura di Andrea Bellini, Castello di Rivoli, in collaborazione con il Fondo di Luigi Ghirri" LUIGI GHIRRI – Project Prints. Un’avventura del pensiero e dello sguardo", a cura di Elena Re.

domenica 29 gennaio 2012

Gianni Celati «Se Ganfo sei te, non sono io»

Una miniatura del Maître de la Cité des Dames, XV secolo, manoscritto della Biblioteca Apostolica Vaticana.
Vi era un tempo nella città di Lucca, e nella contrada di San Cristofano, un pellicciaio di nome Ganfo. Era costui uomo di mente grezza e sempliciotto in tutto quanto facesse, però fine e attentissimo nel suo lavoro di bottega. Ora accadde che il suddetto Ganfo s'ammalò di qualche disturbo e i medici gli decantarono i Bagni di Lucca come più utile di tutte le medicine. Per cui, essendosi Ganfo deciso d'andare ai bagni, chiese alla moglie - di nome Madonna Teodora - dei denari da portare con sé ai bagni e nutrirsi.

E la moglie gli diede dieci denari, ma dicendogli: «Bada, marito, di non spendere e spandere, con questo denaro». Ganfo si mise dunque per strada e camminando di buon passo giunse ai bagni senza aver mangiato né bevuto alcunché, salvo un tantino d'acqua. E questa la bevve quando fu giunto al torrente della Lima, poiché volendo varcare il corso d'acqua, ma senza passar sopra il ponte (dove credo che ai tempi si pagasse il pedaggio) cadde nella fiumara; ed essendo egli deboluccio mentre l'acqua fluiva nel proprio alveo con grande forza, per poco non annegò, il bischero. Ed è così che Ganfo sul suo cammino finì per bere un poco di acqua. [..]

di Gianni Celati - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/aVTdO 

leggi anche  Cultura-Domenica  Boccacceschi stralunati  di Ermanno Cavazzoni

Le novelle della Domenica: Gianni Celati

trovato su Facebook:

CHE MARAVIGLIA! / La novella del "Gianni" sul «Sole 24 Ore» di oggi, p.25. Eccola qua: http://postimage.org/image/u56z35xpt/full/ e buona lettura!

sabato 28 gennaio 2012

The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore (2011)


consigliato su Facebook da:

per la prima volta mi rivolgo a tutti voi, 2292. Vi invito a vedere subito questo cortometraggio animato. Una delle cose più belle e emozionanti che io abbia mai visto sull'amore per i libri. Vi scalderà la giornata. 

mercoledì 25 gennaio 2012

Videointervista a Gianni Celati a cura di Marco Belpoliti ||doppiozero



Videointervista a Gianni Celati a cura di Marco Belpoliti | doppiozero
Caricato da 00doppiozero in data 06/lug/2011
sequenze
Gianni Celati - ideale vita - 01 | doppiozero
Gianni Celati - scrivere camminare - 02 | doppiozero
Gianni Celati - Roberto Walser - 03 | doppiozero
Gianni Celati - Follia - 04 | doppiozero
Gianni Celati - Idiota - 05 | doppiozero
Gianni Celati - Stare fuori - 06 | doppiozero
Gianni Celati - Vera Celans - 07 | doppiozero

Perceval, un emblema per i 10 anni di Zibaldoni e altre meraviglie


martedì 24 gennaio 2012

ANTONIO PRETE/ Decennale di ZIBALDONI "Letteratura e democrazia"

ANTONIO PRETE/ Decennale di ZIBALDONI
Letteratura e democrazia
di Antonio Prete
       Una premessa: quale democrazia?

      
Diciamo democrazia, e sappiamo che si tratta, ogni volta, di forme incompiute, imperfette, approssimate di democrazia, forme nelle quali trascorrono contraddizioni e ambiguità. Diciamo democrazia, e sappiamo come il consenso e la persuasione siano prodotti attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione. Diciamo democrazia, e  osserviamo la diffusa passività nei confronti di modelli e di opinioni dominanti, riconosciamo stili di sopraffazione, strategie di esclusione, reti di organizzato egoismo. Da Leopardi a Baudelaire a Pasolini la letteratura ha denunciato i modi del conformismo, dell’omologazione, dell’asservimento alle mode. La centralità dell’opinione e del danaro è per il Leopardi dei 111 Pensieri il tratto distintivo della moderna civiltà, una civiltà peraltro  fondata sull’astrazione dai corpi, dalla singolarità senziente dei corpi (“le masse, questa leggiadrissima parola moderna”, esclama Tristano nelle Operette morali, e delle masse dice più oltre: “che cosa sieno per fare senza individui, essendo composte d’individui, desidero e spero che me lo spieghino gl’intendenti d’individui e di masse…”). Leopardi non scrive in epoca democratica ma conosce le istanze intellettuali dei “democratici” del suo tempo, la loro enfasi progressiva.
      Certo, democrazia è anche tempo-spazio dei diritti, rete di garanzie per l’individuo e le comunità, mappa di relazioni sociali e istituzionali che assicurino dignità e lavoro.  Proprio perché questa linea ideale trovi un suo tempo storico, una sua edificazione, occorre non rimuovere quel che ci viene dalla letteratura praticata in tempi di sospensione o cancellazione delle forme democratiche, in tempi di censura e di dittatura. Le scritture nate nella condizione di esilio e di persecuzione, la grande meditazione sul tragico, la narrazione e la poesia che  hanno portato nel loro ritmo, nel cuore delle loro sillabe, la ferita e il fumo della distruzione non possono essere un gelido capitolo di una storia che più non ci appartiene.  Sono respiro del nostro tempo. Perché il tragico pulsa anche nella nostra epoca. L’esilio è una condizione interiore. E la violenza distruttiva continua nella presenza assidua delle guerre, e gli stili di sopraffazione permangono nei rapporti tra i soggetti. [...]

continua a leggere  10 anni di ZIBALDONI     ANTONIO PRETE/ Decennale di ZIBALDONI

lunedì 23 gennaio 2012

Epopeya Mumbwanga





“Sorosoro, Pour que vivent les langues du monde!”, dirigé par Rozenn Milin, vise à recueillir et préserver sous forme audiovisuelle une documentation sur les langues et cultures menacées de disparition dans le monde. Cette documentation est mise à disposition des chercheurs et des communautés autochtones et est par ailleurs proposée sous forme de films courts sur le site www.sorosoro.org à des fins de sensibilisation du grand public.

giovedì 19 gennaio 2012

Gianni Celati @ Bartleby: lettura da George Perec


Hochgeladen von  am 18.01.2012
In occasione della rassegna "Lettori delle Pianure", Gianni Celati introduce e legge "Un uomo che dorme" di George Perec
___________
I primi sei min. dell'introduzione di Gianni Celati, 5:36 - 11:38, trascrizione "mot à mot" non autorizzata.

"Dunque, adesso trovandomi qui cosí in questa situazione mi vengono in mente altre situazioni del genere, dov’ero coinvolto nel ‘68 e nel ‘77 nell’81  in varie cioè ne ho viste molte ma quello che si distingue qui mi sembra una cosa; beh, tutte queste situazioni di cui parlo avevano un carattere simile non tanto nell’idea della rivolta del portar la rivoluzione che quella era veramente come fumo negli occhi ma quanto nel fatto che tutte queste persone che (erano) che si riunivano mi ricordo anche a Cambridge, oppure a Bologna nel ‘68 e nel ‘77 al Dams, si capiva che si riunivano perché avevano cominciato qualcosa che avrebbe dovuto esser una carriera ma non si capiva bene che carriera, che carriera avrebbe dovuto essere e tutto quello che restava di questo fatto di far gli studenti, di studiar i libri, di leggere i libri alla fine si profilava laggiù lontano come l’idea di diventare un professionista, un professionista di qualcosa, questo fatto del diventar professionisti vuol dire mettersi una cosa da palombaro e sprofondarsi in qualcosa che è irremovibile sotto una sorveglianza dei capi e di tutte le teorie che possono venire in giro per valutare, per, dico mistificare questo fatto dell’andare all’università passare a un altro stato di, a un’altra situazione che non conosciamo ancora, la situazione pienamente adulta. Questo credo che sia il vero tema delle cose di cui stiamo parlando, il passaggio da, c’era un grande filosofo che ha insegnato in questa università che si chiamava Enzo Melandri e in un piccolo paragrafo in suo libro dice “tutto si svolge nel momento in cui tu passi, lasci i calzoni corti , ti metti i calzoni lunghi e ti trovi nudo davanti a un nuovo modo di comportarti e, e ti guardi intorno e ti vergogni perché sei nudo non hai ancora imparato a far quello che gli adulti fanno e l’errore in questo caso è nel credere che tu, che gli adulti, sappiano bene dove stanno andando e sian, e non siano nell’errore, ecco, l’errore sta nel creder che gli adulti non siano nell’errore. In queste situazioni nel 68, o nel 77, con Ermanno, mi sembra che fosse l’81, quant’era l’81 quei periodi che, ‘81 ‘82, che ci siamo messi a fare anche delle prove di scrittura ecc.. ecco questo libro qui è stato scritto nel 67 quindi un po’ lievemente prima che scoppiasse in Francia … da una parte questo problema ormai così enorme che abbiamo tutti quanti di sopravvivenza nel senso di dire cosa ne faremo di noi stessi in queste istituzioni dove non c’è niente, non c’è da fidarsi di nessuno, di nessuno che gestisce queste istituzioni e dall’altra parte cosa... come riuscire a trovare un punto di fissazione del pensiero in modo da non essere cosí vaganti  per poi prender su i primi slogan che ci passano sotto gli occhi perché tutto sommato la disgrazia del ‘68 del ‘77 era che diventava poi un’esibizione di slogan che arrivavano nell’orecchio a cui nessuno badava, nessuno ci pensava a cosa di suo stava dicendo, erano cose che servivano solo per fare rumore e fare gruppo; purtroppo, noi, faremo sempre più fatica a fare gruppo ad essere esseri collettivi, questa sarà una cosa sempre più faticosa, noi saremo sempre più sbandati e sempre più in qualche modo sradicati; quindi questo libro ha , per me è il più bello di Perec in assoluto è l'ultimo libro di Perec veramente che azzarda a dire qualcosa a mostrare qualcosa che resta nel tempo e che non è solo, non riguarda solo quella professionalità della letteratura , ed è, comincia proprio con questo problema: ci si sveglia una mattina, si è studenti, si deve andare a dare un esame e, questo studente che non ha nome, non si alza, rimane a letto, non va a dare l’esame, non crede evidentemente, di colpo non crede che tutta questa procedura di rituali che sono quelli scolastici, quelli del sapere ecc.., abbia qualche senso." [...]


nota bene: la punteggiatura ha un ruolo puramente funzionale a una proposta di lettura e ascolto.

lunedì 16 gennaio 2012

FORUM LIBÉRATION : UMBERTO ECO/FRÉDÉRIC MITTERRAND « La culture peut-elle donner un sens à l’Europe ? »


Invités :
+ Umberto Eco, écrivain.
+ Frédéric Mitterrand, Ministre de la culture.
fonte: evenements-forum-liberation

"Umberto Eco e la ricerca semiotica in Italia" Intervista con Patrizia Violi (32:05)


Parties :

 Plus d'informations sur le passage vidéo 
fonte : http://languescultures.fr 
Patrizia VIOLI is Director of the Department of Cognitive and Semiotics Studies at the University of San Marino and Associate Professor of Semiotics at the University of Bologna, Department of Communication Science. Her main areas of research are Theory of Semiotics, Semantics, Discourse Analysis, Women and Language, Language and Subjectivity. Since 1994, Patrizia Violi is editor, together with Umberto Eco, of the series "Semiotic and Cognitive Studies", published by Brepols.

venerdì 13 gennaio 2012

I privilegi degli italiani all'estero



Hochgeladen von swing52a am 13.09.2008
A sorpresa Andrea Bocelli in un dopo cena in un ristorante di NY canta 'A Vucchella

La lingua di internet. Non c’è più catastrofismo

GIANCARLO CALCIOLARI
Analisi delle ideologie angelistiche e demonistiche di internet, visto da alcuni come manganello della destra e da altri come grimaldello della sinistra.

Internet non ha niente a che vedere con la rappresentazione bicefala della differenza, tra differenza forte o debole, tra l’incubo del Grande Fratello di Orwell e il sogno utopico di una comunità di uguali, che si realizzano entrambi come catastrofi della Storia.
La libertà di parola fa paura non solo a chi crede nei padroni della parola, ma anche a chi crede negli schiavi della parola e si propone come loro paladino. La telecomunicazione non fa rima con la dominazione, salvo che per gli assetati del potere che denunciano la dominazione dell’Altro per candidare la loro come l’ultima e necessaria prima della realizzazione dell’utopia, ovvero della nuova catastrofe.
Il catastrofismo, e non solo in materia d’Internet, si fonda su una scena primaria, mitica, un eden naturale che sarebbe esistito una volta per tutte e di cui non resta altro che il ricordo. La cultura, l’arte, la tecnica e la scienza sono viste come le cause della corruzione dello stato di natura. Tutto ciò implica la mitologia della caduta, la stessa che presiede all’ideologia nazista.
E anche il nazismo in pillole per corrispondenza di Una bomber non fa altro che dispiegare la stessa strategia: la crociata contro la tecnica per salvare il sole dell’avvenire è condotta a colpi di alta tecnologia.


Carlo Tosin, "Senza titolo"

A partire dalla credenza nel sistema malefico, certuni ricercano il riverbero del ricordo, la scintilla che potrebbe riaccendere il sole morente: nella scatola nera dell’ultimo disastro inseguono la fiammella della rinascita della potenza solare, il risorgimento dell’uomo naturale, che infine sbarazzatosi dell’artificio potrebbe bellamente vivere una vita felice di scimpanze.
La rinascita fa la caricatura del rinascimento della parola. E oggi è questione di un secondo rinascimento dell’arte, della cultura e della scienza, che trova la relazione come modo dell’apertura delle cose, e non la copertura sociale, questo altro nome di tangentopoli o della mafia, come metodo che non si rappresenta solo negli episodi di mafia cruenta o di mafia di stato, ma anche nel quotidiano, come omertà ordinaria, come rinuncia a dire, a fare, a scrivere, a intraprendere, a sognare, a intendere.
Ora, il web, la tela, procede dalla relazione, e pure dal sogno. Ma non è Internet che reintroduce il sogno in un mondo divenuto un incubo a aria condizionata. Internet non è quindi un nuovo modo della relazione, quello che dovrebbe rifondare la nuova alleanza degli uomini, la cosiddetta democrazia virtuale.
Il net, la rete, è una variazione tecnica, una novità che tesse in modo inventivo l’intersettoriale e l’internazionale, accentuando questo secondo aspetto, al punto da far paura ai nazionalismi.
Il catastrofista, ovvero il soggetto che si rapprensenta come l’ultimo uomo del pianeta, parte dalla credenza in un despota, in un tiranno, in un padrone malefico della rete, da abbattere. E dopo la fine del mondo, l’ultimo degli ultimi edificherà il regno della libertà, nella più completa necrofilia.
Questo soggetto, al contrario di quello che dice, non è interessato alla libertà di parola, alla sua inconfiscabilità, a cui partecipa anche la rete, ma al suo monopolio: propone il suo "buon" controllo contro quello "cattivo" dell’Altro.
Ebbene, la catastrofe non viene dalla novità: stampa, telefono, televisione, Internet... La catastrofe è il risultato stesso del sistema di controllo, che sia esercitato dall’alto o dal basso. Il catastrofista attende la catastrofe per candidarsi come il buon tiranno, il salvatore del pianeta. [...]
 (2.10. 2001) continua a leggere su http://transfinito.eu

mercoledì 11 gennaio 2012

pittori della domenica - Paolo Conte



Hochgeladen von am 01.07.2011
Un semplice omaggio a Paolo Conte, e a chi, coraggiosamente, fa dell' Arte una Passione, prima che un lavoro

martedì 10 gennaio 2012

Socrate & Don Lorenzo. Due famose storie processuali a confronto. Due Uomini e un comune Destino a 2.366 anni di distanza


conversazione sul libro di Autori Vari (Ed. Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana)
Riproduci nel player

Andrea Gallo Fondatore della Comunità San Benedetto al Porto di Genova

Altri eventi con oratore Andrea Gallo
sacerdote 18:22   1h 21' 2"

sabato 7 gennaio 2012

Gianni Biondillo: Rompere la cornice


di Gianni Biondillo
Leggo i giornali tutte le mattine, mentre faccio colazione, al bar di Gianni. Che è cinese e chissà qual è il suo vero nome, ma tutti lo chiamano così, quando al bancone gli ordinano un caffè. Elena invece è il nome della proprietaria del ristorante cinese sotto casa mia. Poi ci sono Lia, Marco, e tutti gli altri cinesi che ho conosciuto nel quartiere multietnico dove vivo, pieno di Ahmed, Carlos, Arben, Yuri. I cinesi sono gli unici che prendono in prestito i nomi del paese che li ospitano. L’ho notato anche a Berlino o New York. Quando sento dire che sono una comunità chiusa, impenetrabile, trovo che questa sia l’ennesima scusa per giustificare i nostri mai sopiti sospetti. 
È leggendo i quotidiani da Gianni che ho saputo della tragedia di Tor Pignattara. Leggevo e guardavo lui, indaffarato alla macchina dei caffè, e la sua giovane moglie che serviva ai tavoli. Potevano essere loro, ho pensato: Il barista che ogni mattina mi disegna un cuore sulla schiuma del cappuccino e la moglie che mi porge le brioche appena sfornate. Non so come si facevano chiamare a Roma le vittime della tragedia. So che la foto apparsa sul web della loro bambina, con quella espressione dolce e buffa, mi ha straziato. “Se i rapinatori fossero stati due cinesi, se avessero ucciso una famiglia di lavoratori italiani, cosa sarebbe accaduto nelle strade di Roma?” Questa è stata l’altra cosa che ho pensato.
continua a leggere su http://nazioneindiana.com

venerdì 6 gennaio 2012

L'Aquila (Earthquake) e Dintorni - 30 finestre


Hochgeladen von am 05.01.2012

Totem e tabù

totem e tabu
di Rodolfo Ricci 
20 DICEMBRE 2011

Marcegaglia e Fornero, due eccellenti figure femminili che ben rappresentano l’emergenza di genere collocata al vertice della piramide, hanno congiuntamente manifestato nella giornata di ieri (19.12.'11 n.d.r) la loro avversione totale per totem e tabù.
Vi si legge, in questa esternazione dicembrina del primo anno della seconda decade del XXI secolo, l’ammonimento definitivo a quanti si attardano su ancestrali pregiudizi che finalmente debbono essere superati una volta per sempre.  Ne va dell’auspicato approdo a lidi di civiltà e di modernità che settori arretrati della tribù continuano a voler negare ed ostacolare, in un tempo in cui, viste le concomitanti congiunture, tutto è riscrivibile e da riscrivere, ivi inclusi trattati, costituzioni, statuti. Siamo d’accordo.
Anche se una attenzione e magari una rilettura del libro di Freud da cui si attinge l’accoppiata terminologica sarebbe dovuta: totem e tabù, per l’appunto, scritto nel 1913, 98 anni or sono. In particolare il terzo dei quattro saggi di cui si componeva il testo, ben si attaglia ai moderni totem e tabù, a partire dal pensiero unico ossessivo di cui sono infarciti professori e tecnici al governo del paese fino a rasentare la nevrosi e la fobia, nonché la manifesta intolleranza verso tutti i dispositivi che la storia positiva del ’900 si era data per contenere quegli istinti animali liberati invece definitivamente negli ultimi decenni e che hanno portato al tracollo sistemico.
continua a leggere http://cambiailmondo.org

giovedì 5 gennaio 2012

ELVIO DAL BOSCO: IDEOLOGIA E FOLLIA DEL NEOLIBERISMO


Sotto il maglio del neoliberismo from EMIGRAZIONE TV on Vimeo.


ELVIO DAL BOSCO- La leggenda della globalizzazione  L’economia mondiale degli anni novanta del Novecento- Bollati Boringhieri - Pagg.128 
Il libro di questo studioso dell’Istituto Carli è, come si nota dal titolo, in controtendenza. La tesi di fondo è abbastanza semplice:1) la globalizzazione o mondializzazione dell’economia in percentuale è stata persino più alta a fine ottocento ed inizi novecento; 2)la globalizzazione non significa necessariamente sviluppo e progresso mondiale, ma soprattutto interpretazione della stessa secondo dei principi liberisti. In altri termini la globalizzazione che ci viene descritta non è vera , perché  viene solo interpretata secondo un’ideologia economica superata e arretrata. [...]

BUON INNO! dall'orchestra san Giovanni



Hochgeladen von am 02.01.2012
L'orchestra accademia san Giovanni tra i camerini e il palco, al concerto del 1° gennaio 2012 al teatro comunale di Caserta.

La Strage di Castellammare del Golfo


Hochgeladen von am 29.05.2010

Con il 31 dicembre 2011 si chiude l’anno delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia che, ancora una volta, come avvenne allora nel lontano 1960 in occasione delle celebrazioni del centenario, e così come opportunamente riporta in un precedente articolo di questo giornale Pasquale Hamel, sono state ora come allora, un’occasione mancata. Celebrazioni caratterizzate da vuota retorica e da vacui trionfalismi senza mai scendere nel merito di una obbiettiva rivisitazione storica e squarciare così il velo su verità ed avvenimenti che per 150 anni ci sono state sempre nascoste e secretate da storiografie compiacenti e di regime
Verità negateci dalla storiografia ufficiale e scolastica per cui Garibaldi non fu tanto un eroe più di quanto lo si è dipinto sinora, che Vittorio Emanuele non fu affatto il re “galantuomo” riportato enfaticamente sui libri di storia e che i piemontesi non furono affatto i liberatori, ma senza pietà conquistatori e protagonisti di eccidi e sopraffazioni nei confronti delle genti del Sud e che, conseguenzialmente, portarono ad una mai metabolizzata Unità d’Italia.
I fatti d’arme a partire dal 1860 in poi, i plebisciti farsa e la proclamazione del regno d’Italia avvenuta il 17 aprile 1861 importarono per il Sud e la Sicilia non una liberazione, ma una vera e propria conquista in cui i piemontesi si distinsero per ferocia e brutalità, rendendosi protagonisti di inenarrabili massacri che costarono alla fine in una vera e propria guerra civile tanti più morti di tutte le guerre del Risorgimento I siciliani e i meridionali impararono così, a proprie spese, a conoscere questo singolare modo di essere liberati e affrancati dalla tirannia dei Borbone, prima con gli eccidi di Bronte, di cui si rese protagonista, su mandato di Garibaldi, Nino Bixio, e poi con la rivolta di Palermo (anche questa puntualmente ignorata dalla storiografia ufficiale e dai testi scolastici) del “Sette e Mezzo”( durò infatti sette giorni e mezzo) che avvenne nel settembre 1866 con miglia di morti e con Palermo messa a ferro e a fuoco e tenuta in stato d’assedio per diversi mesi dal generale Raffaele Cadorna, padre di quell’ancor più famoso Luigi, artefice della disfatta di Caporetto. [...]
 continua a leggere su http://linksicilia.it

L’alluvione? La Sicilia si arrangi


Hochgeladen von RiflessiPhoto am 22.11.2011
da Fabio Cannizzaro 
La Segreteria Provinciale di Messina del Frunti Nazziunali Sicilianu–“Sicilia Indipinnenti” interviene per stigmatizzare le scelte del ‘Governo Romano’ (governo nazionale) che ha“dimenticato” nel recente decreto “Milleproroghe” le popolazioni siciliane del Messinese interessate dalla terribile alluvione di poco più di un mese fa. Aver negato alle cittadine, ai cittadini di Barcellona Pozzo di Gotto, Saponara e degli altri 19 Comuni che hanno subito l’inondazione una serie di aiuti e provvidenze come invece è stato fatto per quelli di Toscana e Liguria può e deve indurre queste popolazioni e tutti i Siciliani ad alcune necessarie riflessioni.
I Siciliani sono trattati come dei cittadini di “serie B”, cosa, questa, che è avvenuta più volte. Fa bene dunque a scandalizzarsi il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto, Candeloro Nania. Il primo cittadino della Città del Longano si lamenta che questo atteggiamento assunto dal Governo Centrale e dice, citiamo testualmente: “Una vergogna e un’offesa a quell’identità nazionale a cui fa riferimento il Presidente della Repubblica […]“.
Ha ragione il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto: È UNA VERGOGNA e bene fa a fare notare quanto pro forma e verbalistici, messi alla prova dei fatti, siano gli appelli all’unità nazionale che dovrebbero comprendere anche la solidarietà nazionale (italiana).
Beh, caro Sindaco, se ne faccia una ragione, siamo considerati, alla prova dei fatti, poco più che alla stregua di una colonia. E ciò, anzitutto, certo per colpa del Governo Centrale, ma anche per l’atteggiamento succube, passivo dei nostri attuali “Rappresentanti” politici che sono espressione di“centrali” politiche italiane. E non si illuda, Caro Sindaco, non illudetevi, Cari Cittadini Siciliani, che l’attuale Governo Regionale pesi di più o sappia controbilanciare, in vostro-nostro favore la situazione. Fa fede di ciò la pessima quanto paradigmatica “figura” in cui è incorso l’“autonomista” Presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, che aveva provato con la sua “mediazione” a rassicurare le popolazioni interessate. [...]

continua a leggere su http://linksicilia.it

martedì 3 gennaio 2012

BACH TO AFRICA, Lambarena


Hochgeladen von ALUAFLUTUA am 16.03.2009
Bach to Africa - Projecto Lambarena - uma ideia de Mariella Berthéas
concretizada pelos músicos Hughes de Courson e Pierre Akendengué.
Uma homenagem a Albert Schweitzer